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MILANO – Un “D-Day economico” e un “isolamento su scala senza precedenti”. Nel pieno dello stallo dei negoziati, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tira fuori il suo (presunto) asso dalla manica, annunciato nei confronti dell’Iran l’operazione economica “più devastante mai intrapresa contro qualsiasi Paese”. “Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità maggiore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente, per loro, non sono riusciti a coglierla”, scrive su Truth il repubblicano, senza spiegare però in cosa consisterà la sua nuova strategia. Un’azione che per diversi media americani è frutto della consapevolezza che gli Usa, in Iran, non stanno affatto vincendo, anche se Trump ripete da tempo che “la loro marina è stata annientata, la loro aviazione è distrutta, le loro fabbriche militari sono ormai ridotte a macerie, la loro valuta è priva di valore e il loro Paese pende da un filo”. Il presidente degli Stati Uniti, però, si spinge oltre: “Qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, alle imprese, agli aeroporti o agli enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’Iran – spiega – dovrà affrontare a sua volta enormi conseguenze economiche”. Contrabbando di petrolio, linee di scambio, trasferimenti di contanti, agenzie di cambio, registri navali, società di copertura: “Tutto questo deve cessare subito. Sapete bene chi siete. Questo sarà un D-Day economico”. Infine, un appello: “Abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana. Questi maniaci sono alle corde, e queste misure storiche li paralizzeranno e comprometteranno la loro capacità di seminare il terrore in tutto il mondo. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.
“Se esercitiamo la massima pressione economica, ciò significa che probabilmente non ci sarà una ripresa delle operazioni militari su larga scala“, spiega il segretario al Tesoro Scott Bessent intervistato dalla Cnbc. “Sarà il più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo“, fa eco, annunciando una conferenza stampa in programma lunedì per “spiegare esattamente cosa faremo”. Bessent anticipa anche la linea che Washington intende imporre agli alleati: “Siete con noi o contro di noi“. E avverte che chi continuerà a fare affari con l’Iran, trasferendo denaro, acquistando il suo petrolio o effettuando trasferimenti via mare, sarà colpito direttamente dal Tesoro e dal governo degli Stati Uniti. Secondo Bessent, la nuova strategia sarà inoltre una sorta di “uno-due“: “Abbiamo il blocco navale e avremo le sanzioni più dure della storia“. Il segretario al Tesoro ha quindi affermato: “Faremo crollare questo regime“.
L’annuncio arriva mentre la guerra contro l’Iran si avvicina al sesto mese, senza che gli Stati Uniti abbiano finora ottenuto una vittoria diplomatica o militare. L’economia iraniana avrebbe subito una contrazione durante il conflitto, mentre l’inflazione ha raggiunto livelli storicamente elevati. Alcuni esperti, tuttavia, invitano a non dare per scontato un imminente collasso dell’economia iraniana. Le dichiarazioni di Bessent hanno inoltre sostenuto i prezzi del petrolio. Il Brent ha superato i 94 dollari al barile, mentre il Wti è stato scambiato oltre 88 dollari, con entrambi i benchmark ai massimi dal 24 luglio e al quinto rialzo consecutivo. Intanto, lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto di pressione per Teheran. Prima della guerra, attraverso il passaggio transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. I transiti delle petroliere restano fortemente ridotti nonostante l’aumento della pressione da parte degli Stati Uniti e di altre potenze regionali. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre annunciato mercoledì lo stop a tutti gli scambi con l’Iran dopo nuovi attacchi missilistici.
La replica di Teheran è arrivata a stretto giro. Per il ministro degli esteri, Abbas Araghchi, il cosiddetto D-Day economico “è un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani”. In una successiva dichiarazione, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato le nuove sanzioni statunitensi definendole un esempio di “terrorismo economico” e un “crimine contro l’umanità“. Secondo Teheran, la politica americana di pressione e sanzioni è già stata sperimentata e si è rivelata fallimentare. Il ministero sostiene che le nuove misure non intaccheranno la determinazione dell’Iran a difendere “indipendenza, dignità e sovranità nazionale” e accusa Washington di proseguire una politica “illegale e disumana“.

