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Pentenero (Pd): “Piano anti-smog Cirio solo operazione politica, al lavoro su misure adattamento clima”

L'intervista a Gianna Pentenero, presidente del Gruppo PD nel Consiglio Regionale del Piemonte

25 Luglio 2026
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Pentenero (Pd): “Piano anti-smog Cirio solo operazione politica, al lavoro su misure adattamento clima”
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MILANO – “Il piano antismog è un’operazione politica e non ambientale”. Gianna Pentenero, presidente del Gruppo PD nel Consiglio Regionale del Piemonte, boccia l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria e rilancia sulla necessità di lavorare in modo trasversale alla scrittura di un Piano Regionale di Adattamento al Cambiamento Climatico “che combini monitoraggio, programmazioni e risorse in ottica interdisciplinare”, come spiega a GEA.

Siamo alla vigilia dell’approvazione del Piano regionale della qualità dell’aria e della conferma del via libera agli Euro 5. Come giudica gli interventi in materia ambientale in una delle zone ad alto rischio per gli inquinanti in atmosfera come la Pianura Padana?

Il piano antismog della Giunta Cirio è un’operazione politica e non ambientale, pensata solo per evitare il blocco dei Diesel Euro 5 a scapito della salute pubblica. È un piano fatto “al buio”, privo di qualsiasi dato quantitativo sulla reale efficacia delle misure alternative sbandierate, come vernici fotocatalitiche o nebulizzazione, e con risorse economiche del tutto inadeguate, come i pochi milioni sul riscaldamento che rappresentano solo una goccia nel mare. Mentre la destra esulta oggi per aver evitato i blocchi smentendo persino il ministro Salvini sulle Zone 30, domani il problema dello sforamento dei limiti di smog in Pianura Padana ricadrà interamente sui sindaci, lasciati soli dalla Regione nella politica dello scaricabarile. La salute dei cittadini merita dati scientifici e una pianificazione strutturale a lungo termine, non slogan e palliativi.

E voi cosa proponete?

Non possiamo continuare a rincorrere l’emergenza contando i danni anno dopo anno, dallo smog al caldo anomalo, passando per la siccità. Per questo motivo siamo pronti a fare la nostra parte perché il Piemonte si doti di un Piano Regionale di Adattamento al Cambiamento Climatico che combini monitoraggio, programmazioni e risorse in ottica interdisciplinare

Le stime della CGIA prevedono per il 2026 oltre 2,1 miliardi di costi aggiuntivi per energia e carburanti in Piemonte. Il presidente Cirio rilancia sui reattori nucleari di nuova generazione: è la strada giusta?

Le bollette salite alle stelle e le difficoltà delle imprese non sono un problema del 2035 o del 2040: sono un’emergenza di oggi, del 2026. La nostra posizione non è un pregiudizio ideologico contro la ricerca, ma un bagno di realtà. Le stesse stime del ministro Pichetto Fratin chiariscono che i primi reattori avanzati non vedranno la luce prima della metà degli anni ’30. La destra sta chiedendo a famiglie e imprese piemontesi un “atto di fede” su tecnologie non ancora disponibili su scala commerciale e dai costi del tutto incerti. Nel frattempo, la nostra produzione industriale soffre da tre anni consecutivi. Prima di annunciare un futuro lontano, la Regione e il Governo affrontino quello che non hanno fatto negli ultimi quattro anni: servono risposte immediate per abbattere i costi energetici adesso.

A proposito di energia pulita e subito disponibile: in Piemonte è infuocato il dibattito sulle aree idonee per i pannelli fotovoltaici…

Siamo fortemente favorevoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili, che sono la vera leva per abbassare la bolletta e rendere competitive le nostre aziende. Ma la transizione va governata, non subita. Gli emendamenti e gli ordini del giorno del Partito Democratico sono stati tutti volti a migliorare in modo decisivo la nuova legge regionale. Abbiamo chiesto lo stop all’uso dei suoli agricoli di pregio e dei siti UNESCO, spingendo per installare gli impianti sui tetti dei centri commerciali, nei parcheggi e sulle aree già compromesse. Inoltre, abbiamo proposto la facoltà per i Comuni di fissare una fascia di rispetto di 50 metri dalle abitazioni e tutele sia per gli impianti agrivoltaici sia per i sistemi di accumulo. Pur avendo fatto un lavoro enorme, non abbiamo partecipato al voto finale perché il provvedimento della maggioranza resta ancora troppo debole per proteggere appieno il nostro territorio.

Veniamo all’automotive. Stellantis ha presentato il suo piano industriale e per Mirafiori la realtà quotidiana parla ancora di stop produttivi e cassa integrazione. Come giudica la situazione?

Siamo di fronte a un limbo intollerabile. Le rassicurazioni di facciata della dirigenza non bastano più: dire che i cancelli non chiuderanno non significa garantire un futuro. A Mirafiori serve una strategia industriale seria, altrimenti si continuerà a scivolare nella cassa integrazione mettendo a rischio perfino i lavoratori interinali. Ma c’è di più: l’emergenza riguarda l’intero indotto piemontese, dove oltre un quarto delle 700 aziende della filiera è in sofferenza profonda. Di fronte a questo dramma contestiamo il silenzio sconcertante delle istituzioni regionali e nazionali. Servono strumenti straordinari subito, come l’istituzione di una ZES (Zona Economica Speciale) per il Piemonte, e bisogna smetterla con l’illusione di poter riconvertire le fabbriche d’auto verso l’industria della difesa. Il Governo pretenda garanzie da Stellantis e valorizzi le nostre vere eccellenze, a partire dalla robotica e dalle competenze tecnologiche dell’area torinese.

Qual è la ricetta complessiva del PD per far tornare a correre l’economia regionale?

Il Piemonte oggi soffre a causa di una Giunta che vive di annunci e rincorre le emergenze giorno per giorno, senza una visione di lungo periodo. Per crescere dobbiamo abbattere i costi di produzione attraverso le rinnovabili, difendere il manifatturiero e la filiera dell’auto, e soprattutto ricucire la spaccatura tra Torino e il resto del Piemonte. Esistono due “Piemonti” a velocità diverse: noi vogliamo metterci in ascolto delle province e delle aree interne che hanno dato fiducia alla destra e oggi si ritrovano senza risposte, con una sanità pubblica smantellata e servizi essenziali a rischio. La crescita passa dalla tenuta sociale e dai servizi sui territori.

Sui trasporti e sui grandi cantieri le notizie non sono rassicuranti. Il prolungamento della Metro 1 verso Collegno e Rivoli e la nuova Metro 2 sembrano di nuovo in affanno. Come se ne esce?

I cantieri della Metro 1 sono arrivati al 75-80%, ma la prospettiva è allarmante. Entro il 2027 la linea prolungata dovrebbe aprire al pubblico, ma mancano i fondi per acquistare i 12 treni necessari a garantire le frequenze dei passaggi ogni 90 secondi. Servono circa 150 milioni di euro. Per sbloccare la situazione, come PD abbiamo avanzato una proposta chiara e coraggiosa: rinunciamo alla costruzione della costosissima Stazione Internazionale TAV di Susa — spostando la fermata a Bussoleno, come peraltro chiedono molti amministratori locali — e destiniamo i circa 100 milioni di euro risparmiati per completare la metropolitana, comprare i nuovi treni e finire i lavori fino a Cascine Vica e Rivoli. Invece di lanciare trappole politiche in Consiglio, la destra trovi le risorse che spettano ai torinesi.

Girano rumors sempre più insistenti su una possibile candidatura del presidente Cirio alle elezioni politiche del 2027, a metà del suo secondo mandato. Se si tornasse al voto anticipato in Regione, il centrosinistra sarebbe pronto?

Le voci su una sua candidatura confermano l’impressione che Cirio sia un presidente “in fuga”, proiettato più sulle sue ambizioni personali a Roma che sui problemi irrisolti dei piemontesi. In ogni caso, il centrosinistra si farà trovare fiero e pronto. Le condizioni per mettere in campo una proposta di governo alternativa e vincente ci sono tutte.

Si andrà verso il “campo largo” sia in Regione sia alle Comunali di Torino, previste proprio per il 2027?

La costruzione di un campo progressista unito è una condizione ineludibile per battere la destra, a Roma come in Piemonte. I bilanci delle ultime Regionali parlano chiaro: divisi si perde. In questi due anni a Palazzo Lascaris l’opposizione con il Movimento 5 Stelle e le altre forze progressiste è stata seria, proficua e coordinata sui temi concreti, come l’emergenza automotive e la difesa della sanità pubblica. Non possono esserci geometrie variabili o tatticismi: la coalizione che si presenterà al Paese dovrà essere la stessa che si proporrà alla guida della Regione e della Città di Torino.

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