MILANO – L’Ocse ha rivisto al rialzo le stime di crescita per l’Italia, portando a +0,9% quelle del 2026, in aumento rispetto allo 0,4% indicato nelle previsioni di giugno. Anche per il 2027 la stima di crescita del Pil è dello 0,9%, invariata rispetto al dato precedente. Sul fronte dell’inflazione, la previsione è stabile al 3% per quest’anno, ma nel 2027 è prevista al 2,6%, in rialzo rispetto al 2,2% di giugno. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il dato è “confortante”. “Siamo sulla strada giusta – dice – e ora dobbiamo fronteggiare l’emergenza energetica”.
L’economia globale, spiega l’Ocse nell’ultimo Interim Economic Outlook ,ha superato meglio del previsto lo shock dell’approvvigionamento energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente, ma le persistenti pressioni inflazionistiche e l’incertezza pesano sulle prospettive a breve termine. L’impatto dello shock petrolifero è stato attenuato da un maggiore ricorso a rotte di approvvigionamento alternative, dal ricorso alle scorte – compreso il rilascio coordinato delle riserve strategiche nelle economie dell’Ocse –, da un aumento della produzione al di fuori del Golfo e da una minore domanda di petrolio, in particolare da parte della Cina. I forti investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere il commercio e la crescita economica.
Le prospettive prevedono una crescita globale del 2,9% nel 2026 e del 3,0% nel 2027. “L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente rimane altamente incerta e continuerà a rappresentare un rischio considerevole per le proiezioni di base”, spiega l’Ocse. La crescita del Pil negli Stati Uniti è prevista al 2,2% nel 2026, per poi moderarsi al 2,1% nel 2027. Nell’area dell’euro, la crescita dovrebbe attestarsi all’1% sia nel 2026 che nel 2027. La crescita della Cina è prevista al 4,5% nel 2026 e al 4,2% nel 2027.
Le pressioni inflazionistiche persisteranno: l’inflazione nel G20 dovrebbe ora risultare più elevata nel 2026 e nel 2027 rispetto a quanto previsto in precedenza, riflettendo l’impennata dei prezzi globali dell’energia. L’inflazione nelle economie del G20 dovrebbe attestarsi al 4,1% nel 2026, per poi attenuarsi al 3,6% nel 2027.
“La crescita globale ha tenuto meglio del previsto, ma le riserve che hanno assorbito lo shock energetico si stanno esaurendo. La crescita è più debole rispetto allo scorso anno e l’inflazione è nuovamente in aumento”, spiega il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “I governi – aggiunge – devono indirizzare il sostegno dove è più necessario e riportare la spesa pubblica su un percorso sostenibile. Devono inoltre costruire le basi per una crescita a lungo termine, con competenze più solide, approvvigionamenti energetici più diversificati e una più rapida adozione dell’intelligenza artificiale”.
I rischi rimangono orientati al ribasso. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sta accrescendo le pressioni fiscali sui governi. I rapidi investimenti nell’intelligenza artificiale stanno stimolando la crescita, ma si basano sempre più su finanziamenti esterni, il che potrebbe amplificare una correzione del mercato qualora i rendimenti attesi non si concretizzassero. Gli sviluppi legati alle condizioni meteorologiche potrebbero aggravare le attuali pressioni sui prezzi delle materie prime e spingere al rialzo i prezzi dei generi alimentari. Alla luce di queste sfide, le prospettive evidenziano le priorità chiave per i responsabili politici. Le banche centrali dovrebbero rimanere vigili e garantire che le aspettative di inflazione siano ben ancorate. Sono necessari sforzi più incisivi per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. Le misure volte ad attenuare l’impatto economico dello shock energetico dovranno essere mirate e temporanee, in modo da mantenere gli incentivi al risparmio energetico.

