MILANO – Il primo trimestre del 2026 di Eni si chiude con utili in calo, ma un consolidamento nelle esplorazioni (circa 1 miliardo di nuove risorse) e nella produzione di idrocarburi, che balza di 9 punti percentuali in avanti. “Una performance e una solidità finanziaria fondamentali nel supportare gli investimenti nel nostro portafoglio in un contesto di mercato caratterizzato da estrema volatilità”, sottolinea l’amministratore delegato, Claudio Descalzi.
Entrando nel dettaglio dei conti, al 31 marzo scorso il Cane a sei zampe registra un utile netto adjusted di 1,3 miliardi (-8% in un anno), mentre l’utile proforma adjusted è di 3,5 miliardi (-4%) e l’utile netto ante imposte adjusted di 2,3 miliardi (-13%). Di contro, l’azienda ritocca all’insù del 90 percento circa il piano di buyback, portandolo a 2,8 miliardi di euro. In questo scenario, da gennaio a marzo la produzione di idrocarburi tocca quota 1,8 milioni di boe al giorno, 9 punti in più in confronto allo stesso periodo del 2025 “a seguito dell’entrata a regime di giacimenti in Norvegia, Congo e Messico, degli avvii in Angola e di un maggiore contributo dell’Egitto”. Positivo il flusso di cassa operativo, stimato in aumento del 20% rispetto alla previsione iniziale, quindi sui 13,8 miliardi di euro su base annua.
“Abbiamo continuato a incrementare il valore del portafoglio grazie agli eccezionali successi esplorativi e al rapido avanzamento dei nostri progetti di sviluppo”, spiega ancora Descalzi. Mettendo in luce che la Joint Venture con Petronas “ormai prossima a raggiungere la piena operatività, aprirà una nuova fase di crescita in un’area geografica di grande rilevanza”. Per quanto riguarda le società del gruppo, “Enilive è impegnata nella realizzazione di 2 milioni di tonnellate all’anno di nuova capacità di bioraffinazione, includendo i due recenti progetti approvati di Sannazzaro e Priolo”, continua l’ad. Così come Plenitude “prosegue nello sviluppo di capacità di generazione di energia rinnovabile e con l’acquisizione di Acea Energia ha raggiunto 11 milioni di clienti”.
Numeri importanti in una fase storica che vede il Medio Oriente ripiombato nell’incertezza, che a cascata sta facendo aumentare i prezzi di gas e carburanti a livello globale. Fenomeni che, però, hanno un impatto complessivo “marginale, sia sulla produzione di petrolio che, ovviamente, sul flusso di cassa” di Eni, come spiega il Chief operating officer Global natural resources e direttore generale, Guido Brusco, nella call con gli investitori. “La nostra esposizione in termini di produzione è limitata: il 3% della nostra produzione totale proviene dal Medio Oriente”, mentre addirittura sul Gnl l’effetto “è limitato, se non addirittura nullo”. Questo non vuol dire che la situazione sia florida. Anzi, quello che viene fatto notare è che “questa crisi appare molto più impattante di quanto il mercato probabilmente stia valutando”.
Nonostante tutto, Brusco assicura che “sui prodotti, le materie prime, benzina, diesel e persino carburante per aerei siamo pronti a onorare tutti gli impegni con i nostri clienti”. Il futuro, invece, sorride al biofuel e soprattutto ai carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf) che “sarà l’unica risposta per decarbonizzare il trasporto aereo”, annota il ceo di Enilive, Stefano Ballista, che vede “un margine di miglioramento significativo”.
Sul piano finanziario, gli azionisti di Eni potrebbero avere ottime sorprese. “Tenendo conto che i prezzi di mercato attuali sono ben al di sopra, nei prossimi trimestri dovremmo aspettarci un ulteriore aumento della nostra politica di distribuzione” dei dividendi, anticipa il Chief Transition e Financial Officer di Eni, Francesco Gattei. L’obiettivo, dunque, non cambia. Per dirla con le parole di Descalzi “Eni continua a eseguire in modo coerente e rigoroso la propria strategia, con l’obiettivo di garantire al mercato e ai propri clienti energia sicura, economicamente sostenibile e a basso impatto carbonico”.

