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MILANO – Gli occhi del mondo sono puntati sul mercato dell’energia. Nella situazione attuale, non basta tamponare gli effetti a breve termine dell’inflazione, ma bisogna considerare anche le ripercussioni a lungo termine, perché “a un certo punto i timori sull’inflazione si trasformeranno in timori per la crisi”. Il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, torna a lanciare l’allarme sugli impatti nel Paese di un prolungamento della guerra in Iran e Medio Oriente. “Senza un saldo controllo per la dinamica dell’inflazione – avverte – ci sarebbero effetti sulla crescita che potrebbero essere particolarmente sfavorevoli”.
La Farnesina ospita la XVI conferenza Maeci-Banca d’Italia, che fa un punto sulle strategie da mettere a terra per lo sviluppo delle esportazioni e la sicurezza economica dell’Italia in un quadro che intreccia guerre politiche e commerciali con shock economico-finanziari. Le aziende italiane sono sostenute nel mondo con una rete diplomatico-consolare all’estero che incardina anche gli addetti finanziari della Banca, con una copertura complessiva di 52 Paesi.
In questo momento, sottolinea Panetta, con “volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock”. Molte economie, poi, hanno livelli di debito pubblico particolarmente alti, che limitano lo spazio per interventi di bilancio e, insiste, “accrescono i rischi per i mercati finanziari”. Variazioni nella percezione del rischio da parte degli investitori globali possono così tradursi rapidamente in “tensioni sui titoli sovrani e nei flussi di capitale”. Il conflitto in corso sta già provocando interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globale. Alcuni Paesi del Golfo hanno sospeso l’estrazione di idrocarburi. “Anche ipotizzando una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità produttiva sarebbe lento”, è la posizione del governatore che sottolinea come ai tempi tecnici necessari per il ripristino della capacità estrattiva si aggiungerebbero quelli per la riattivazione dell’intera filiera energetica.
Il momento, conferma Antonio Tajani, è “complesso e carico di incognite”. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina e le tensioni commerciali sono una “sfida gravosa per famiglie e imprese” che “abbiamo la responsabilità di gestire”. L’Italia impiega una “presenza militare attenta” nell’area del Golfo e sul Mar Rosso, spiega il ministro degli Esteri, per “proteggere il commercio”. E’ sull’export che il ministero sta compiendo lo sforzo più grande. Il commercio estero rappresenta una importante fetta del Pil e “abbiamo il dovere che in questo momento non ci siano contraccolpi negativi”, ribadisce il vicepremier, che punta alla diplomazia come leva per far crescere l’economia. Per tamponare le ricadute dei dazi americani, il governo lavora all’Imec (il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa) che favorirà le esportazioni. “Con l’India stiamo facendo un lavoro molto proficuo”, ricorda Tajani, annunciando che il presidente Narendra Modi sarà presto in Italia, “mantenendo anche un dialogo con la Cina”.
L’esecutivo, tranquillizza l’inquilino della Farnesina, andrà avanti tutelando i cittadini: “Cerchiamo di aiutarli con il rinnovo dell’iniziativa per la riduzione delle accise, che è un intervento tampone per alleviare le sofferenze di famiglie e imprese”, precisa, riferendosi al consiglio dei ministri di domani mattina che porterà sul tavolo un’estensione del taglio dei prezzi sui carburanti. “Questa – garantisce – è la nostra priorità”.

