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MILANO – L’Italia abbandona la posizione di attesa sul nucleare, per il governo il ritorno all’atomo è ormai un imperativo strategico di fine legislatura. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, traccia una tabella di marcia serrata che punta all’approvazione del disegno di legge delega entro la pausa estiva. Il lavoro nelle commissioni è nel vivo per definire i futuri decreti attuativi. Si tratta di un compito tecnico e parlamentare che, come sottolineato dal ministro, dovrebbe concludersi già la prossima settimana. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, analizza la situazione con realismo. Definisce il Ddl un “atto dovuto” in linea con il programma elettorale ma non nasconde le sue preoccupazioni: “L’idea che mi sono fatto è che i tempi siano lunghi”, spiega parlando con GEA.
L’esperto segnala come la storia del nucleare in Italia sia segnata da croniche fatiche e sottolinea un paradosso tutto italiano: il Paese importa già oggi enormi quantità di energia atomica dalla Francia. “È una tragedia che il nucleare sia importato – afferma – considerando che questa dipendenza pesa enormi cifre sulle bollette. In Italia l’elettricità tocca infatti i 120 euro, mentre a Parigi ne bastano 35. La necessità è diversificare il mix energetico. “Il nucleare è indispensabile per sostenere le rinnovabili quando mancano sole e vento. Se non vogliamo affidarci al carbone – conclude Tabarelli – dobbiamo capire che nel mondo c’è bisogno di più elettricità e questa va prodotta con ogni tecnologia a disposizione”.
L’accelerazione improvvisa del parlamento non è casuale ma risponde a una precisa richiesta della presidente Giorgia Meloni. La premier vuole il via libera alla legge delega entro l’estate per dare un segnale di concretezza sulla sovranità energetica. In parlamento la maggioranza è compatta ma le opposizioni sono sulle barricate.
Il relatore Luca Squeri (FI) parla di una maggioranza coerente e decisa. “Il provvedimento punta a creare il quadro normativo necessario per il nucleare sostenibile”, spiega mentre ipotizza il primo reattore operativo per l’inizio degli anni 30′. Il piano prevede un ruolo guida per Nuclitalia, la società partecipata da Enel, Ansaldo e Leonardo, mentre l’Enea manterrà il supporto scientifico. Le critiche delle minoranze sono però puntuali. Il Movimento 5 Stelle, con il vicepresidente della Camera Sergio Costa, accusa il governo di voler far pagare ai cittadini un’energia che costa tre volte le rinnovabili: “Il governo non propone una soluzione, ma chiede alle famiglie di finanziare l’opzione più cara”. Ancora più pesante l’affondo di Alleanza Verdi e Sinistra. Francesca Ghirra sostiene che il testo nasconda un’apertura al nucleare militare visto il rifiuto di emendamenti che chiedevano di limitare la ricerca ai soli scopi civili. “Dicono che la nostra opposizione è pregiudiziale, ma questo testo è una delega in bianco inaccettabile”, conclude Ghirra.

