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MILANO – Nessun passo indietro, la presidente della Bce, Christine Lagarde non ha alcuna intenzione di dimettersi dal suo incarico prima della sua scadenza naturale, a ottobre 2027. Lo conferma lei stessa al Wall Street Journal: “Ripensando a tutti questi anni, penso che abbiamo realizzato molto, che io stessa ho realizzato molto”, dice al quotidiano economico. “Dobbiamo consolidare e assicurarci che tutto questo sia davvero solido e affidabile. Quindi, la mia previsione è che ci vorrà fino alla fine del mio mandato”, aggiunge.
Appena due giorni fa il Financial Times aveva sganciato la bomba: “Lagarde si dimetterà prima della fine del suo mandato”, per “dare a Macron e Merz la possibilità di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi”. A stretto giro era arrivata la replica della stessa Bce, che aveva smentito la notizia spiegando che la presidente “è totalmente concentrata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione in merito alla fine del suo mandato”. Oggi la conferma che quel tempo non è ancora arrivato e che le strategie politiche non sembrano influire sulla sua decisione.
E in virtù del suo ruolo, Lagarde non si lascia sfuggire l’occasione per tornare a parlare di quell’ordine mondiale che sembra ormai messo irrimediabilmente in discussione. Dal palco della Columbia Law School di New York, dove ha ricevuto il Wolfgang Friedmann Memorial Award 2026, cerca di far valere il pragmatismo. Ciò che sta accadendo, dice, “non è una novità: è un ritorno a vecchi modelli di coercizione e mercantilismo. Non è il mondo: la maggior parte dei paesi non lo vuole e non lo ha scelto. E non è un ordine: è l’assenza di un ordine”.
Difficile trovare un colpevole, ma alcuni fatti sono davanti agli occhi di tutti. “La straordinaria ascesa della Cina ha trasformato l’equilibrio di forze all’interno dell’ordine” e gli Stati Uniti, “che avevano garantito il sistema per decenni, hanno iniziato a perdere fiducia nel fatto che le regole stessero giocando a loro favore. E quando il garante di un ordine inizia a dubitarne, l’ordine stesso è nei guai”, spiega.
Ma non tutto è perduto. “Nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – ricorda Lagarde – il giovane principe dice allo zio: ‘Se vogliamo che le cose restino come sono, le cose dovranno cambiare’. Lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, con ambizione e con la collaborazione di tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo. L’ordine internazionale è stato forgiato insieme. Riformiamolo insieme”.
Da qui la necessità di “riforme pragmatiche”, a partire dal quella dell’Organizzazione mondiale del commercio, perché l’interconnessione tra i Paesi è inevitabile e essenziale. “Lo abbiamo visto l’anno scorso – spiega Lagarde – quando gli Stati Uniti hanno tentato di imporre dazi doganali ingenti alla Cina. Le dipendenze tra le catene di approvvigionamento si sono rivelate troppo profonde, costringendo a significative esenzioni nel giro di poche settimane”. “In un mondo così interconnesso, nessun Paese può permettersi di voltare le spalle alla cooperazione. E, in un certo senso, la maggior parte dei Paesi lo sa”, dice la presidente della Bce.
Ecco che allora “ci troviamo di fronte a una scelta. Possiamo accettare la deriva verso un equilibrio di potere tra rivali – un modello che la storia ci insegna essere stabile solo finché non lo è più. Oppure possiamo intraprendere la strada più difficile: riformare l’ordine internazionale affinché riconquisti la fiducia di coloro che l’hanno persa”.

