MANTOVA – È stato raggiunto, pochi giorni fa, presso il Masaf un nuovo accordo sul prezzo del latte tra le parti della filiera, a pochi giorni dalla scadenza del precedente accordo provvisorio siglato lo scorso dicembre. L’intesa, anch’essa di natura verbale e della durata di tre mesi, introduce condizioni aggiornate rispetto al passato, fissando il prezzo a 47 centesimi al litro per i mesi di aprile, maggio e giugno, valido solo per il Nord Italia.
“L’accordo rappresenta una scelta improntata alla prudenza e caratterizzato da senso di responsabilità, in un contesto di mercato che tuttavia si presenta ancora caratterizzato da forti criticità – dichiara Andrea Pagliari, Presidente di Confagricoltura Mantova – Le basse quotazioni del latte spot continuano a incidere pesantemente sugli equilibri del settore, rendendo necessario un approccio temporaneo e di responsabilità, in attesa dell’auspicato riassesto complessivo tra produzione, consumi e dinamiche di mercato non di rado speculative”.
Purtroppo si conferma la presenza di un doppio regime di prezzo: da un lato i 47 centesimi al litro per le produzioni in linea con i livelli produttivi degli anni precedenti, dall’altro il riferimento alle quotazioni del latte spot per le eccedenze. Una condizione che riflette le difficoltà nel raggiungere un equilibrio strutturale, anche alla luce dell’aumento delle produzioni registrato negli ultimi sei mesi.
Oltre all’aspetto economico, l’intesa comprende anche impegni rilevanti per la stabilità della filiera: il ritiro delle disdette inviate ai produttori da parte dell’industria, il rinnovo del bando indigenti per i formaggi duri con uno stanziamento di 10 milioni di euro e un rafforzamento delle misure contro pratiche speculative, che saranno perseguite come comportamenti sleali.
“È fondamentale che quanto concordato trovi piena applicazione da parte di tutti gli attori coinvolti con etica e responsabilità – conclude Pagliari – Parliamo spesso di filiera e di accordi di filiera. Questo è il momento di dimostrare concretamente che si deve lavorare sulla programmazione. Serve un impegno comune: da parte dei produttori per aggregare l’offerta e programmare la produzione; delle imprese di trasformazione e delle cooperative per azzerare le interferenze dei comparti produttivi protetti nel mondo dell’alimentare e ridurre le fluttuazioni; infine, delle istituzioni nel monitorare costantemente l’andamento del settore e intervenire quando necessario”.

