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Vaticano: Disinvestire da industrie minerarie, calpestano diritti ed ecosistemi

Molte organizzazioni ecclesiali che facevano "azionariato critico" hanno iniziato a considerare il disinvestimento come una strategia etica

22 Marzo 2026
in Green Economy
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Vaticano: Disinvestire da industrie minerarie, calpestano diritti ed ecosistemi

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MILANO – L’espansione dell’industria mineraria ha generato “profonde tensioni sociali e gravi impatti ambientali” in tutto il mondo. Lo denuncia il Vaticano, che lancia la piattaforma e la campagna ‘Disinvestimento nell’industria mineraria. Coerenza etica per la cura della Casa Comune’, guidata dalla Rete Chiese e Miniere, con il sostegno di oltre 40 istituzioni, per esortare le istituzioni cattoliche a investire in modo più etico.

In casa, nel 2022 Papa Francesco ha istituito il Comitato per gli Investimenti, organo chiave previsto dalla Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, con l’obiettivo di verificare che gli investimenti della Santa Sede siano etici, sostenibili e conformi ai principi della Chiesa, in particolare all’enciclica ecologica Laudato Sì.

“Sappiamo che i minerali sono necessari per numerosi aspetti della vita contemporanea”, ammette il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che però evidenzia anche come troppo spesso la loro estrazione sia avvenuta “senza ascoltare le comunità, senza rispettare i diritti delle popolazioni indigene e senza considerare i limiti degli ecosistemi che sostengono la vita”. “Non possiamo – esorta – rimanere in silenzio di fronte a evidenti ingiustizie”. La Piattaforma vuole essere un “segno concreto di quella conversione necessaria”, spiega Baggio. Non semplicemente una decisione tecnica o finanziaria, insiste, ma un “atto di coerenza con la nostra fede, con la difesa della dignità umana e con l’impegno per la cura della nostra Casa Comune”.

In 12 Paesi dell’America latina la Rete Chiese e Miniere accompagna le comunità colpite dall’attività mineraria. “Riconosce la spiritualità dei popoli e delle comunità come principale fonte di ispirazione nella tutela dei loro territori e dei loro progetti di vita, in tal modo, promuove un rapporto con i beni comuni che superi il modello estrattivista predatorio”, precisa padre Dario Bossi, sacerdote comboniano che opera in queste aree.

Il legame tra l’estrazione mineraria e il sistema finanziario è cruciale: le grandi imprese sono profondamente legate a banche, fondi di investimento e mercati finanziari globali. Alcune istituzioni ecclesiastiche hanno cercato inizialmente di influire attraverso una sorta di “azionariato critico”, precisa Bossi, acquistando piccole quantità di azioni per partecipare alle assemblee degli azionisti e presentare lì, insieme ai rappresentanti delle comunità colpite, denunce e richieste. Ma la struttura di queste società è globalizzata e orientata principalmente a massimizzare il valore per gli azionisti, a scapito delle comunità e dell’ambiente. Tra il 2018 e il 2022, negli anni dei crimini socio-ambientali commessi dalla Vale a Mariana e Brumadinho, le grandi società minerarie con attività in Brasile hanno ricevuto oltre 54 miliardi di dollari di finanziamenti internazionali, provenienti da banche e fondi di investimento di diversi paesi. Per questo, molte organizzazioni sociali ed ecclesiali hanno iniziato a considerare il disinvestimento come una strategia etica: “Esistono precedenti importanti in cui le Chiese hanno promosso campagne di disinvestimento, come nel caso dei combustibili fossili, dei minerali di conflitto, dell’apartheid in Sudafrica o di settori quali le armi, il tabacco e il gioco d’azzardo”, ricorda il comboniano.

A nome dei popoli indigeni minacciati e delle famiglie che perdono le fonti d’acqua a causa delle estrazioni, Yolanda Flores, leader del popolo Aymara in Perù, si commuove descrivendo il terrore delle madri indigene di avvelenare i propri figli con le fonti inquinate dagli scarichi delle attività estrattive: “Chi finanzia tutto questo? Chi fornisce i soldi per avvelenarci?”, domanda.

Nella diocesi di San Marcos in Guatemala, in cui il cardinale Álvaro Ramazzini ha servito come vescovo, l’attività estrattiva di oro e argento è diventata particolarmente aggressiva con l’arrivo della Gold Corp. La strategia è stata quella di passare inosservati: “Quando hanno iniziato la fase di esplorazione, nessuno degli indigeni dell’etnia Mam era a conoscenza delle loro azioni”, racconta il cardinale. Dimenticati dal governo, senza accesso a servizi sanitari e scolastici di qualità, con vie di accesso difficili, la prima mossa della società è stata quella di acquistare il terreno dove avevano scoperto la presenza di oro e argento: “Lo acquistarono a un prezzo irrisorio rispetto ai profitti che avrebbero poi ottenuto”. Quindi, l’estrazione mineraria con i danni ambientali che comporta: distruzione della natura, uso indiscriminato dell’acqua, utilizzo del cianuro. L’offerta proposta era la creazione di posti di lavoro, retribuiti secondo la legge sul lavoro, ma sempre con la preferenza verso i propri tecnici non guatemaltechi, la costruzione di un piccolo ospedale, l’asfaltatura di una parte di una strada. In sintesi, al termine di questa attività estrattiva il popolo, nel cui territorio si è svolta lo sfruttamento, rimane povero come prima. Le royalties pagate al governo guatemalteco ammontavano al 3% dei profitti. “È stata un’attività legale? Sì, lo è stata. È stata un’attività che ha promosso lo sviluppo integrale di quelle popolazioni? No. In termini di giustizia distributiva: le azioni di sfruttamento minerario sono state giuste? No”, commenta Ramazzini. Questa è la sfida, spiega: “Far capire ai governi e agli imprenditori che non sempre ciò che è legale corrisponde al valore della giustizia e, in termini di ecologia integrale, questa affermazione acquista maggiore forza e importanza”.

Interpellato sulla possibilità che in passato il Vaticano abbia investito in attività estrattive, il cardinale Baggio glissa, ma precisa che “quando si lancia un appello, si guarda anche in casa propria, per sistemare le cose”.

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