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Petrolio, Aie: Crisi peggiore della storia, calo produzione da 10 mln barili/giorno

Per l'Agenzia internazionale dell'energia 'senza la riapertura di Hormuz le perdite di greggio aumenteranno'

15 Marzo 2026
in Green Economy
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Opec e dazi mettono ko il petrolio: prezzi in discesa sui minimi da 3 mesi
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MILANO – La più grande interruzione globale nella storia del mercato petrolifero globale. La definisce così l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’Energia, pubblicato all’indomani dell’altrettanto storico sblocco di 400 milioni di barili dalla riserva strategica. Le conseguenze a livello planetario sono facilmente intuibili dai dati che snocciola l’organizzazione legata all’Ocse: i paesi del Golfo hanno ridotto la produzione totale di almeno 10 milioni di barili al giorno e i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz sono passati da circa 20 milioni di barili al giorno “a un rivolo”. Con poche alternative logistiche disponibili, una parte rilevante dei flussi destinati ai mercati internazionali risulta oggi bloccata e “in assenza di una rapida ripresa dei trasporti, le perdite di approvvigionamento sono destinate ad aumentare”, avverte il dossier. Al momento le stime indicano una contrazione di almeno 8 milioni di barili al giorno di greggio, a cui si aggiungono circa 2 milioni di barili al giorno tra condensati e liquidi di gas naturale. Le riduzioni più rilevanti riguardano Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Come ormai noto, l’impatto sui prezzi è stato immediato, con picchi fino a 120 dollari/barili sui futures del Brent e rialzi anche più marcati sui prodotti raffinati. Le interruzioni si estendono infatti anche alle attività di raffinazione e lavorazione del gas. Alcuni impianti hanno ridotto le operazioni o sono stati temporaneamente chiusi per ragioni di sicurezza o a causa di danni alle infrastrutture. Allo stesso tempo, l’impossibilità di esportare i prodotti raffinati sta mettendo sotto pressione le raffinerie orientate all’export: con gli stoccaggi in rapido riempimento, diversi operatori stanno riducendo i tassi di lavorazione o valutando fermi temporanei. Nel complesso, oltre 4 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione risultano esposti al rischio di stop.

Anche i flussi di prodotti petroliferi risentono della crisi. Nel 2025 i paesi del Golfo avevano esportato circa 3,3 milioni di barili al giorno di carburanti raffinati e circa 1,5 milioni di barili al giorno di Gpl. Sebbene altre regioni possano incrementare in parte la produzione, la disponibilità di materie prime rappresenta un limite operativo. Alcuni paesi stanno inoltre valutando restrizioni alle esportazioni per garantire l’approvvigionamento interno. In particolare, i mercati del diesel e del carburante per aviazione appaiono tra i più vulnerabili a una prolungata riduzione delle forniture dal Medio Oriente.

Sul lato della domanda emergono effetti contrastanti. La sospensione dei voli in diversi aeroporti della regione, con ripercussioni sugli hub internazionali, ha ridotto la domanda globale di carburante per aerei. Parallelamente, il calo delle forniture di Gpl e nafta sta mettendo sotto pressione il settore petrolchimico, costringendo alcuni impianti a ridurre la produzione di polimeri. In alcune economie emergenti, come India e parte dell’Africa orientale, potrebbero emergere criticità anche nella disponibilità di Gpl per usi domestici.

Nel complesso, l’aumento dei prezzi del greggio e il peggioramento delle prospettive economiche stanno iniziando a riflettersi sulla domanda energetica globale. L’Aie stima che l’offerta globale di petrolio crollerà di 8 milioni di barili al giorno (mb/g) a marzo, con le riduzioni in Medio Oriente parzialmente compensate dalla maggiore produzione dei paesi non-Opec+, Kazakistan e Russia, a seguito delle interruzioni di inizio anno. Le previsioni di crescita della domanda per marzo e aprile sono state invece riviste al ribasso di oltre 1 milione di barili al giorno in media, mentre la stima per l’intero 2026 è stata ridotta a circa 640 mila barili al giorno (-210.000 barili rispetto a prima della guerra).

A mitigare temporaneamente lo shock contribuisce il livello relativamente elevato delle scorte. Le riserve globali di greggio e prodotti petroliferi sono stimate in oltre 8,2 miliardi di barili, il livello più alto dal 2021. Circa la metà di queste scorte è detenuta nei paesi Ocse, tra cui 1,25 miliardi di barili in riserve strategiche governative. In tale contesto, l’11 marzo i 32 Paesi membri dell’Aie hanno concordato il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza per attenuare l’impatto economico delle interruzioni di approvvigionamento. Una “misura temporanea”, confermano gli analisti dell’Agenzia con sede a Parigi. “L’impatto finale del conflitto sui mercati del petrolio e del gas e sull’economia in generale dipenderà non solo dall’intensità degli attacchi militari e da eventuali danni alle risorse energetiche, ma anche, e soprattutto, dalla durata delle interruzioni del trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz – si spiega -. Adeguati meccanismi assicurativi e protezione fisica per il trasporto marittimo sono fondamentali per la ripresa dei flussi, che è di fondamentale importanza per il mercato petrolifero”.

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