MILANO – Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a far tremare i mercati internazionali e innescano una corsa al rialzo dei prezzi che preoccupa anche il governo italiano. Per monitorare gli effetti diretti su carburanti e carrello della spesa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato d’urgenza questa mattina al ministero la Commissione di allerta rapida sui prezzi per evitare che l’incertezza globale diventi un pretesto per rincari ingiustificati. “Allo stato attuale il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina – ha spiegato il ministro a margine dei lavori – ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione e dalla durata delle tensioni”.
Per prevenire distorsioni il Mimit ha rafforzato l’attività di controllo su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, attraverso un’operazione trasparenza. Urso ha confermato un confronto diretto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per definire un piano operativo che coinvolge direttamente la Guardia di Finanza. Al momento la rete non presenta diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi sospetti già segnalati e ora sotto esame. Il focus del monitoraggio riguarda in particolare il self-service, considerato il metro di paragone per il consumatore. “Se c’è una pompa che ha un prezzo non comparabile nel self rispetto a una pompa servita, viene segnalata”, precisa il ministro. L’attività di controllo, come illustrato dalla Gdf, punterà a verificare il rispetto delle norme sulla pubblicità dei prezzi e ad analizzare l’andamento dei valori di mercato in tutte le fasi di commercializzazione per far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali o frodi. L’attenzione resta altissima, tanto che la Commissione si riunirà da qui in avanti con cadenza settimanale, ogni venerdì. Nonostante i rincari di inizio marzo, causati soprattutto dall’aumento delle quotazioni dei prodotti raffinati, il Ministero ribadisce che i prezzi alla pompa “non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto sul mercato”.
Davanti a questo scenario rimane il grido d’allarme delle categorie e del settore primario, il clima di incertezza ha scatenato infatti la reazione immediata di consumatori e categorie. L’Unione Nazionale Consumatori (Unc) punta il dito contro i rialzi repentini, citando aumenti fino a 5,80 euro per un pieno di gasolio in Sicilia in soli due giorni, e chiede al Governo di tagliare le accise senza temporeggiare. Il settore agricolo e la logistica sono tra i più esposti. Cia-Agricoltori Italiani denuncia un cortocircuito inaccettabile, con costi di produzione in esplosione per le aziende agricole, alle prese con rincari del 30-35% sul gasolio. Anche Coldiretti invoca un tavolo urgente ed evidenzia come l’88% dei prodotti alimentari viaggi su gomma. Il rischio – sostiene – è una ricaduta a cascata sui prezzi dei beni di prima necessità.
Per la logistica Trasportounito propone la verifica quotidiana del costo di ogni singolo viaggio, mentre il Codacons minaccia esposti in Procura per manovre speculative e aggiotaggio. Non mancano chiaramente nemmeno le scintille tra forze politiche. Dal Pd Vinicio Peluffo attacca frontalmente il governo: “La propaganda si scontra con la realtà, i prezzi sono già aumentati sensibilmente e le promesse di intervenire si stanno rivelando vuote”. Chiara Appendino (M5S) definisce la mossa del Governo una “farsa”, chiede l’attivazione dell’accisa mobile e il coraggio di tassare gli extraprofitti. Daniela Ruffino (Azione) rincara la dose: “Sui costi dell’energia non basta gridare alla speculazione, serve una politica di contenimento reale che ponga fine all’ambiguità fiscale sui carburanti”.

