MILANO –
Il Libano deve rientrare negli accordi sul cessate il fuoco in Iran e Medio Oriente. Papa Leone XIV è d’accordo con Emmanuel Macron, che riceve per la prima volta in udienza privata.
Macron resta nel Palazzo Apostolico per oltre due ore, dalle 10 alle 12.20 circa, accompagnato dalla moglie, Brigitte, e da un seguito che include suor Mariam An Noor. La religiosa è la direttrice del collegio Carmel Saint-Joseph di Mechref, a sud di Beirut, che accoglie bambini di tutte le confessioni e li educa in francese alla tolleranza e alla convivenza. La protezione dei cristiani d’Oriente rientra infatti tra i temi discussi dai due leader.
Due i colloqui privati del presidente francese: nello studio della biblioteca con Robert Prevost e in Terza Loggia con il segretario di Stato e con il ministro degli Esteri vaticano, Paul Gallagher. “Si è fatto riferimento ai buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Francia”, informa il Vaticano con una breve nota, aggiungendo che “Ci si è poi soffermati su rilevanti questioni di carattere internazionale, con uno scambio di vedute sulle situazioni di conflitto nel mondo, auspicando che si possa ristabilire la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato”.
“Condividiamo la stessa convinzione”, conferma Macron sui social dopo l’incontro: “Di fronte alle fratture del mondo, l’impegno per la pace è un dovere e una necessità. La Francia si adopererà sempre a favore del dialogo, della giustizia e della fratellanza tra i popoli”.
L’appello continuo al disarmo è uno dei pilastri del pontificato di Leone, che poco prima di ricevere Macron, incontra in Vaticano il Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei. Li definisce “fratelli” e li considera un “segno di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”. Quei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, “profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari – denuncia Leone – senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi”. Però, osserva il Pontefice: “Nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato”. E nessuno, insiste, può dirsi cristiano, se opera per la guerra: “Aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”, scandisce il Papa.
Della crisi in Medio Oriente il presidente francese ha discusso ieri sera anche con la comunità di Sant’Egidio, accolto nella Basilica di Santa Maria in Trastevere dal presidente Marco Impagliazzo, il fondatore Andrea Riccardi e da Mario Giro. Un incontro che si è aperto con l’omaggio a Floribert Bwana Chui, doganiere congolese assassinato a Goma nel 2007 per aver rifiutato una tangente che gli avrebbe consentito di importare riso rancido dal Ruanda nella Repubblica Democratica del Congo e beatificato nel giugno 2025.

