MILANO – E’ allarme carburante in Europa. Alla vigilia dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, previsti domani in Pakistan, arriva dagli operatori aeroportuali europei l’allerta sul rischio cherosene: “Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue”, si legge in una lettera inviata da Aci Europe alle istituzioni dell’Ue e svelata dal Financial Times.
L’associazione di categoria ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE” dato che “l’impatto delle attività militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. A peggiorare le previsioni è l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie dell’Ue”. Alcuni paesi asiatici, come il Vietnam, hanno iniziato a razionare il carburante per aerei a causa delle carenze, ma l’Europa finora non ha registrato carenze diffuse, sebbene i prezzi del carburante siano raddoppiati e le compagnie aeree abbiano avvertito della possibilità di cancellazioni. Anche il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, in una intervista a Der Spiegel avverte: “Se la situazione non migliora, diesel e cherosene potrebbero presto scarseggiare in Europa”.
Intanto, mentre il conflitto in Medio Oriente fa impennare il prezzo del carburante, proteste si stanno diffondendo in tutta Europa. In Irlanda le manifestazioni sono giunte al quarto giorno, con convogli che procedono a passo d’uomo, limitando l’accesso ad alcune delle strade più trafficate di Dublino e bloccando i depositi di carburante, mentre l’esercito è stato chiamato a fronteggiare i blocchi stradali. L’emittente RTE riporta che oltre 100 stazioni di servizio hanno esaurito le scorte di carburante e che il numero potrebbe quintuplicare entro venerdì sera se le forniture dovessero continuare a essere interrotte. In Norvegia, camionisti e autisti di trattori si sono diretti verso il Parlamento norvegese a Oslo in una protesta, chiamata “Dieselbrølet” (il ruggito del diesel). In Francia, il governo è intervenuto per prevenire carenze diffuse, consentendo alle autocisterne di circolare nei fine settimana e nei giorni festivi fino all’11 maggio. A Londra gli agricoltori inglesi, che lamentano come le loro bollette del carburante siano raddoppiate dall’inizio della guerra in Iran, hanno chiesto al governo maggiore sostegno.
Il nodo resta la navigabilità dello Stretto di Hormuz, bloccato da Teheran dall’inizio dell’aggressione americo-israeliana. A poche ore dall’avvio dei negoziati arriva l’altolà di Donald Trump sui pedaggi di Teheran: “Ci sono notizie secondo cui l’Iran li starebbe imponendo alle petroliere che attraversano lo Stretto”, ha scritto il presidente americano su Truth. “È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, è meglio che smettano subito!”. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, in visita in Qatar. In partenza per Islamabad il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha dichiarato di aspettarsi un esito positivo dai colloqui di Islamabad ma, ha avvertito, “se gli iraniani invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così disponibile”.
C’è però stallo da parte iraniana: il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che i negoziati non possono iniziare finché non saranno soddisfatte due condizioni fondamentali: l’attuazione di un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani congelati. “Due delle misure concordate tra le parti non sono ancora state attuate: un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani bloccati prima dell’inizio dei negoziati”, ha scritto Ghalibaf in un post su X. “Queste due condizioni devono essere soddisfatte prima che i negoziati possano iniziare”.

