MILANO – L’incontro tra Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri in quota Fratelli d’Italia, e l’ambasciatore russo Aleksej Vladimirovichc Paramonov, imbarazza il governo e diventa un caso.
Se le le opposizioni parlano di gioco delle parti e gridano alle dimissioni del vice di Antonio Tajani, il ministro degli Esteri davanti alle telecamere tenta di stemperare le polemiche e ricorda: “Non abbiamo rotto relazioni diplomatiche con la Federazione Russa”, precisando che in Russia operano anche 340 imprese italiane. Il colloquio, avvenuto diverse settimane fa, a detta del vicepremier è servito a ribadire la posizione italiana e “non si è svolto in segreto” ma al ministero degli Esteri e alla presenza di funzionari della Farnesina.
Intervistato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti, il mese scorso, l’ambasciatore di Mosca aveva accusato Meloni di “adottare la condotta dello struzzo“, fingendo cioè che “l’assenza di cooperazione e di dialogo con la Russia non stia avendo alcun tipo d’impatto sull’Italia“. Il senatore di Azione Marco Lombardo ricorda però che Cirielli aveva già incontrato in passato esponenti del governo georgiano filo-russo, nonostante “tutte le critiche che avevamo presentato dalle opposizioni per un regime che opprime il popolo georgiano per le sue posizioni pro-Ue“. In quell’occasione la Farnesina e il Governo “erano informati“, scrive su X il senatore, accusando l’esecutivo di creare deliberatamente un cortocircuito rispetto al tema delle relazioni con la Russia: “A parole sono tutti dalla parte dell’Ucraina e delle sanzioni alla Russia, ma nei fatti sono il ventre molle della Russia in Europa”. Il partito di Carlo Calenda, inoltre, chiede in un’interrogazione al ministro degli Esteri “quale fosse il fine dell’incontro, quali temi siano stati affrontati, quale previa autorizzazione o intesa vi fosse tra il Viceministro Cirielli e il Ministro degli esteri e il Presidente del Consiglio; se il ministro non ritenga che, ove l’iniziativa non sia stata preventivamente autorizzata, il viceministro Cirielli debba rassegnare le dimissioni e, ove sia stata invece autorizzata, se il ministro non ritenga che il Governo debba immediatamente riferire al Parlamento le ragioni di questa scelta così equivoca e compromettente, ben diversa dalla normale routine diplomatica con un Paese sottoposto a sanzioni per una guerra di aggressione“.
La vicenda lascia “sconcertati” per il responsabile Esteri di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che domanda al governo di spiegare per quale motivo un esponente di spicco del partito della premier voglia “riavvicinarsi a Mosca“: “Non so quale delle due ipotesi che circolano sia la peggiore, se Cirielli ha agito di sua iniziativa o se, come egli stesso sostiene, l’incontro era noto alla Farnesina. In ogni caso di ‘prassi’ non c’è proprio nulla e Cirielli farebbe bene a lasciare l’incarico“, sottolinea Scalfarotto, ricordando che la Russia è “un paese invasore, che rifiuta la pace, e che ha più volte tenuto posizioni aggressive nei confronti del nostro paese“.
Sulla vicenda, il Partito democratico presenta un’interpellanza urgente a Meloni e Tajani. L’iniziativa, promossa dai deputati democratici della commissione Esteri della Camera impegna il Governo a chiarire tre questioni: se possa fornire una ricostruzione puntuale dell’incontro tra Cirielli e Paramonov, indicando con precisione la data, il luogo, le modalità di svolgimento e i principali temi trattati nel corso del colloquio; se e con quali modalità premier e vicepremier siano stati informati dell’incontro e dei suoi contenuti; se l’esecutivo ritenga che l’incontro, pur rientrando nelle normali prassi diplomatiche, sia “coerente con la linea politica ufficiale dell’Italia nei confronti della Russia” e con gli impegni internazionali assunti nell’ambito dell’Unione europea, e se intenda assumere iniziative volte a garantire una piena trasparenza parlamentare in merito a tali interlocuzioni future.

