MILANO – Sul futuro dell’ex Ilva ci sono altre tre settimane di attesa. E’ il timing chiesto da Adolfo Urso ai commissari straordinari per “finalizzare il negoziato in corso con il gruppo Flacks, alle condizioni già illustrate rispetto alla sostenibilità finanziaria del piano e al coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico”. Lo ha spiegato lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy al tavolo di confronto, a Palazzo Chigi (il primo dopo più di tre mesi), tra governo e sindacati. Le sigle, però, rispondono con quella che ritengono ormai l’unica soluzione possibile: la nazionalizzazione dell’azienda.
Due visioni differenti di risolvere una vertenza decennale. Da un lato c’è l’esecutivo, alle prese con il problema di dover integrare l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025 che i giudici della XV sezione civile di Milano ritengono incompleta, pena la chiusura della produzione a caldo dal 24 agosto 2026. Uno scenario che blocca, di fatto, la trattativa con il fondo Usa e, a cascata, il prestito ponte di 390 milioni autorizzato dalla Commissione Ue perché in vista di un closing a stretto giro. Tra l’altro, vacillando questo criterio, Bruxelles chiede a governo e azienda chiarimenti sugli effetti della dispositivo del tribunale meneghino. Fattori che hanno spinto Urso ad avanzare un’altra richiesta ad AdI e Ilva in as: “Fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un’Aia sostenibile” e nel frattempo “completare la manutenzione di Afo4 entro aprile”.
Dall’altro lato del tavolo ci sono i lavoratori, che giorno dopo giorno convivono con la paura che la più grande industria siderurgica del Paese abbassi la serranda per sempre. “La chiusura può essere fermata solo a una condizione: che il governo si assuma la responsabilità di realizzare il piano di decarbonizzazione che abbiamo condiviso insieme”, dice il segretario generale della Fiom, Michele De Palma. La posizione è unitaria: “Sulla vendita continua la testardaggine del governo di provarci con Flacks – mette in luce il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano -. Abbiamo ribadito che devono iniziare a pensare a un Piano B dove il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, poi aggregando gli industriali del paese”. In questo senso, disponibilità come quella del presidente di Federmeccanica vanno tenute in considerazione, perché sugli americani “c’è un ottimismo secondo noi sfrenato”, rincara la dose Uliano. La Uilm da par suo annota l’impegno preso da Urso, ma non cambia idea: “A noi non convince e lo abbiamo ribadito, riteniamo ci siano tante lacune e tanti problemi irrisolti”, spiega il segretario generale.
Ad aggravare la situazione ci sono due vittime sul lavoro in due mesi: a gennaio Claudio Salamida (46 anni), pochi giorni fa Loris Costantino (36). Infatti, è questo il tema che apre e impegna la gran parte dell’incontro a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che presiede la riunione, esprime cordoglio a nome del governo e invita i commissari straordinari di AdI e Ilva Spa “a promuovere le massime condizioni di sicurezza sul lavoro e garantire il pieno rispetto delle normative a tutela dei lavoratori”. La risposta è immediata, con la disponibilità ad aprire, a Taranto, il prossimo 13 marzo, un tavolo tecnico specifico sulle procedure insieme alle sigle.
Non solo, perché contemporaneamente l’idea è aprire un altro confronto, stavolta al ministero del Lavoro, su sicurezza e occupazione. Anche perché tra le ipotesi, fanno sapere fonti di governo, c’è quella di “estendere il contratto del comparto metalmeccanici alle attività esterne di particolare complessità operate dalle aziende appaltatrici”. I sindacati annotano, ma ora vogliono atti concreti. “Un fondo di gestione straordinaria degli impianti e di tutti i danni che ha fatto anche la gestione AcelorMittal, che corrispondono a circa a 7 miliardi di euro”, rivela Sasha Colautti (Usb). “Se non sarà sufficiente, vuol dire che ci fermeremo”, avvisa Palombella.
L’appello di Urso è di mantenere “la coesione e la massima responsabilità da parte di tutti”, perché “la sfida era già di per sé molto difficile, ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano”.

