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Dl Energia, Lega allunga phase out dal carbone al 2038. Opposizioni: “Irresponsabile”

Un emendamento del Carroccio al dl Energia, riformulato dal governo, tiene in uso le centrali italiane per garantire la sicurezza energetica. M5S e Pd protestano: "Così aumentano i costi per i cittadini"

27 Marzo 2026
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Vaticano: Disinvestire da industrie minerarie, calpestano diritti ed ecosistemi

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MILANO – Un emendamento della Lega, riformulato dal governo, allunga al 2038 il phase out dell’Italia dalla produzione di energia dal carbone.

Il via libera arriva in commissione Attività produttive e la prima firma è quella del capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Riccardo Molinari. “La Lega esprime grande soddisfazione”, vergano in una nota i deputati del partito di Matteo Salvini in commissione, Alberto Gusmeroli (che ne è presidente), Giorgia Andreuzza, Andrea Barabotti, Salvatore Di Mattina e Luca Toccalini. “In questo periodo di grave crisi energetica internazionale, aggravata dal conflitto russo-ucraino e dalle tensioni in Medio Oriente, è giusto e responsabile riflettere sulla decisione di abbandonare il carbone e rinviarla – sottolineano -. La sicurezza energetica del Paese, la competitività delle imprese e la tutela delle bollette delle famiglie italiane devono essere le priorità”.

Esulta anche Molinari, ovviamente. “L’ok all’emendamento per il quale sarà possibile mantenere in esercizio le centrali elettriche a carbone come riserva strategica, è una risposta importante per il nostro Paese”, spiega il presidente dei deputati leghisti. “Una scelta di buonsenso – continua – che, in un momento di tensione dei mercati energetici dovuta ai conflitti che stanno scuotendo Iran e Ucraina, permetterà di garantire sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico nazionale, scongiurando possibili criticità legate alla rete di trasmissione nazionale o alla mancanza di infrastrutture alternative”. Per Molinari “si ristabilisce così un principio semplice: la sicurezza energetica viene prima dell’ideologia e delle politiche green europee distanti dalle reali esigenze del Paese e dei nostri sistemi produttivi”.

Le opposizioni, però, non ci stanno. Protesta il Movimento 5 Stelle, che bolla la mossa della maggioranza come “atto irresponsabile e miope che ci riporta indietro di decenni”. Perché, spiegano i pentastellati, “decidere di allungare la vita a centrali obsolete, invece di puntare con decisione su tecnologie pulite e competitive, è una scelta senza alcuna giustificazione tecnica, né economica. Il carbone è una fonte costosa, inquinante e già superata dal mercato, i cui costi crescenti legati alle emissioni e alla gestione degli impianti finiranno inevitabilmente in bolletta”. Una scelta che avrà un un impatto “ancora più grave sulla sicurezza energetica” perché “in un contesto già segnato dalla dipendenza da gas e petrolio, insistere sul carbone ci renderà ancora più fragili. Significa continuare a dipendere dall’estero per l’importazione di combustibili fossili”. Sulla stessa linea il Pd: “L’ennesimo provvedimento a favore delle fonti fossili è una scelta che non condividiamo e che produrrà effetti negativi per il sistema Paese. Occorre cambiare rotta: puntare su rinnovabili, innovazione e semplificazioni, evitando scelte che guardano al passato invece che al futuro“, ammoniscono i dem.

L’approdo del decreto Energia in aula, alla Camera, è previsto per lunedì 30 marzo. Sul provvedimento del governo, che concentra le sue attenzioni soprattutto sul superamento del meccanismo degli Ets, ovvero le tasse sulle emissioni di Co2 delle imprese (su cui è atteso ancora il lasciapassare dell’Ue, essendo normativa continentale), è stata già preannunciata dal governo l’intenzione di porre la questione di fiducia. Il decreto scade il prossimo 21 aprile e quello a Montecitorio è solo il primo passaggio parlamentare, dunque l’obiettivo è chiudere entro il 1 aprile per poi mandare il testo in Senato.

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