MILANO – A meno di due ore dallo scadere dell’ultimatum di Donald Trump, Stati Uniti e Iran raggiungono un accordo iniziale per un cessate il fuoco di due settimane, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz. La tregua, che include anche Israele, ha “effetto immediato” e dovrebbe valere anche per il Libano e “altrove”, anche se il il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che non intende cessare le ostilità contro Hezbollah. Tuttavia, nelle prime ore del mattino, allarmi missilistici continuano a risuonare negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e in Israele.
Entrambe le parti hanno rivendicato la vittoria nel conflitto, durato oltre un mese, che ha sconvolto i mercati finanziari globali e fatto impennare i prezzi del petrolio. Trump ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che l’accordo rappresentava una “vittoria totale e completa” per gli Stati Uniti. Anche l’Iran ha presentato il cessate il fuoco come una vittoria e ha annunciato di aver accettato l’avvio, previsto per venerdì in Pakistan, di colloqui con Washington per porre fine al conflitto (la Casa Bianca si prepara a inviare il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner). “Il nemico ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante nella sua vile, illegale e criminale guerra contro la nazione iraniana”, si legge in una dichiarazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. “L’Iran ha conseguito una grande vittoria”.
Trump, dopo una giornata costellata di dichiarazioni pesantissime contro Teheran, come “Li riporteremo all’età della pietra”, “un’intera civiltà sarà cancellata”, i “fottuti bastardi”, ha affidato l’annuncio a un messaggio sul suo social Truth. “Accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane. Si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale”, ha scritto precisando che lo stop ai bombardamenti è “a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz”. Il presidente ha definito la proposta di 10 punti dell’Iran “una base concreta su cui intavolare le negoziazioni” per un accordo di pace “a lungo termine con Teheran, nonché la pace in Medio Oriente”.
Dal canto suo il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha dichiarato di aver accettato a determinate condizioni un cessate il fuoco di due settimane, a condizione che gli attacchi contro l’Iran cessino. A dare il via libera è stata stata la stessa guida suprema, Mojtaba Khamenei, riporta il New York Times citando alcune fonti secondo le quali per convincere l’Iran è intervenuta anche la Cina esortando la Repubblica Islamica a mostrarsi flessibile. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz sarà consentito per le prossime due settimane sotto la supervisione militare iraniana.
I media statali iraniani hanno confermato che si terranno a Islamabad negoziati con gli Stati Uniti per definire i dettagli di un accordo, con l’obiettivo di “confermare i successi militari dell’Iran”. I colloqui inizieranno venerdì 10 aprile e potrebbero essere prorogati, secondo quanto riportato dai media statali. Gli stessi media hanno inoltre precisato che i colloqui con gli Stati Uniti non rappresentano la fine della guerra. Fondamentale anche il ruolo del primo ministro pakistano Shebaz Sharif, figura chiave nel tentativo di raggiungere una soluzione diplomatica tra le due parti in conflitto. “Sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque”, ha scritto Sharif su X ricordando che la tregua include “il Libano e altrove”. Nella sua dichiarazione, Sharif ha invitato delegazioni a Islamabad “venerdì 10 aprile 2026, per negoziare ulteriormente e raggiungere un accordo definitivo per risolvere tutte le controversie”.

