MILANO – A pochi mesi dalla sua scomparsa, è l’anima di Carlin Petrini a dominare la nuova edizione di Terra Madre – Salone del Gusto, che si è aperta al Teatro Regio di Torino. Fino al 27 settembre il centro del capoluogo piemontese accoglie 600 espositori, 1500 delegati della rete di Terra Madre provenienti da 120 paesi, ma anche 700 studenti alle attività di educazione di Slow Food e 400 buyer professionisti e operatori del settore. E, ancora, oltre 1000 gli eventi in programma tra cui conferenze, laboratori del gusto, pranzi, cene, degustazioni.
Terra Madre 2026 celebra i 40 anni di Slow Food Italia, nel segno del ricordo e dell’eredità culturale e politica di Petrini, la cui visione ha dato origine a un movimento internazionale che ha fatto del cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti. Ideali, sottolinea dal palco il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, che “sono ben vivi, sono immersi in ciascuno di noi e non ci fanno mai dimenticare la grandezza di quest’uomo”. E nemmeno la sua apertura al mondo, “la capacità di far incontrare persone lontane – ricorda il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo – di farle sentire parte di una stessa comunità. Carlin ci ha insegnato che un’idea può nascere in un luogo preciso, mettere radici e poi parlare al mondo”.
Ed è proprio la biodiversità – a cui il fondatore di Slow Food ha dedicato, tra le altre cose, il libro ‘Terrafutura. Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale’ – il claim di questa edizione, che ne celebra il valore declinandola in tutte le sue dimensioni: naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale. Biodiversità che per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenuto durante la cerimonia di inaugurazione, – è “il patrimonio gigantesco che protegge la salute umana, connota l’ambiente e la nostra vita”, senza la quale l’uomo “può distruggersi”. E’ la “sfida cruciale per il futuro”, ricorda il capo dello Stato, che cita più volte Petrini, “una responsabilità per la quale si deve operare sia dalla base, attraverso la partecipazione popolare, sia dal vertice delle istituzioni nazionali e sovranazionali”. A loro, dice Mattarella, spetta il compito di dare “il giusto valore” al tema della sostenibilità, soprattutto di fronte a “impoverimento con l’omologazione delle colture e delle culture, desertificazione di territori, cambiamenti climatici, scomparsa accelerata di specie animali e vegetali”.
Il cibo, “una questione di diritti della persone”, spiega il presidente della Repubblica, sembra essere diventato oggi, insieme all’energia, “nuovamente arma strategica”, un “bersaglio delle scellerate guerre in corso, dirette sempre più contro le popolazioni civili”. Ecco allora che “riappaiono nei teatri di guerra fame e malnutrizione, bruciandovi immani risorse, sprecando immani risorse. Guerre mascherate con ragioni di rivalsa nazionale, in realtà espressione di volontà di potenza e di dominio, con un’assoluta noncuranza delle conseguenze devastanti sulle popolazioni, sulle città, sui territori e ovviamente sull’ambiente”, ricorda Mattarella. Ecco perché “siamo quindi chiamati a una grande alleanza, a una comunità del cibo che insieme ci veda impegnati per la pace tra i popoli”. “Non bisogna mai smettere di seminare, anche nei momenti difficili”, è il monito del capo dello Stato.
Un pensiero condiviso anche da Re Carlo III, storico amico di Petrini, che in un messaggio inviato in occasione dell’apertura di Terra Madre, sottolinea che la “biodiversità sostiene non solo il cibo buono, pulito e giusto per il quale lavorate instancabilmente, ma anche l’armonia essenziale da cui dipendono tutte le forme di vita e di prosperità”.

