MILANO – A poco meno di 48 ore dalle due forti scosse di terremoto che hanno colpito il Venezuela, il bilancio è sempre più tragico. Le vittime accertate sono oltre 900 e i feriti più di 3mila, ma secondo le stime diffuse sarebbero circa 50mila le persone disperse. Tra loro anche 35 italiani, come riferisce il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Sono tre gli italo-venezuelani che sono deceduti certamente, cinque i feriti al momento accertati e 35 dispersi, tenendo presente che gli italiani iscritti all’Aire, che sono censiti come italiani in Venezuela, sono circa 150mila, quindi non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”, spiega il titolare della Farnesina.
Il bilancio potrebbe aumentare drasticamente nei prossimi giorni. Si ritiene che la seconda scossa, di magnitudo 7.5 sia stata la più forte ad aver colpito il Paese in oltre un secolo. Secondo l’Onu, fino a 6,8 milioni di persone potrebbero essere state colpite dalle due forti scosse. Le agenzie umanitarie sottolineano come i terremoti abbiano colpito un Paese già vulnerabile; milioni di cittadini vivono all’estero dopo essere fuggiti da una lunga crisi economica e da violazioni dei diritti umani, oggetto di un’indagine in corso da parte del Consiglio per i diritti umani.
Sul campo, intanto si continua a scavare tra le macerie per cercare eventuali sopravvissuti, ma con il passare delle ore le speranze di trovare qualcuno ancora in vita sono sempre più deboli. Lo stato di La Guaira, nel nord del Venezuela, come riferisce la presidente ad interim Delcy Rodríguez, è stato quello più colpito. Almeno 100 edifici, tra cui grattacieli residenziali, sono crollati nella città omonima- Lo stato costiero si trova a nord della capitale venezuelana Caracas e a est dell’epicentro di entrambi i terremoti.
La macchina del supporto internazionale si è messa in moto. Sono partiti oggi un centinaio di italiani, esperti in soccorso in caso di calamità naturali. Nel pomeriggio è decollato da Pratica di Mare il velivolo dell’aeronautica militare con a bordo unità di soccorso dei vigili del fuoco e con operatori dei servizi sanitari regionali per portare aiuto alla popolazione. “Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto, sostegno e protezione nei confronti di chi soffre”, dice il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Sabato è previsto un nuovo volo con altro personale e nuovi aiuti, tra cui tende autoportanti per l’assistenza alla popolazione.
Gli Stati Uniti hanno annunciato un allentamento “parziale e temporaneo delle sanzioni” nei confronti del Paese fino al 23 ottobre. “Le forze armate americane stanno fornendo il personale e le capacità necessarie per salvare vite umane”, annuncia il Comando del Sud degli Usa. Il ministero della Difesa spagnolo ha confermato che decine di militari e otto unità cinofile sono atterrate a ovest della capitale, per supportare le operazioni di ricerca e soccorso. Anche la Svizzera e la Germania hanno inviato squadre nel paese, mentre il Regno Unito ha promesso ieri 2 milioni di sterline in aiuti umanitari. L’Unione europea ha ha mobilitato oltre 520 soccorritori provenienti da Repubblica Ceca, Spagna, Italia, Francia, Germania, Portogallo e Paesi Bassi, personale medico dall’Italia e apparecchiature per le telecomunicazioni dal Lussemburgo. Il servizio satellitare Copernicus dell’Ue è stato attivato in modalità di mappatura di emergenza. Aiuti sono arrivati anche dal Messico, dall’India.
La presidenza della Cei ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà.

