MANTOVA – Fabio Mantovani (nella foto con il DG di Aral, Andrea Ferla), 42 anni, allevatore di Goito e presidente di Coldiretti Mantova dal luglio 2023, è stato eletto alla guida di Aral, l’Associazione regionale degli allevatori della Lombardia, la più importante a livello italiano. Resterà in carica per tre anni, fino al 2028.
Già consigliere dell’Associazione mantovana allevatori sotto le presidenze di Alberto Gandolfi e Roberto Chizzoni, Mantovani è consigliere di Aral dal 2018. Il consiglio di Aral 2026-2028 parla mantovano: oltre a Fabio Mantovani, presidente, sono stati eletti anche Andrea Tosi di Curtatone e Stefano Gandolfi di Pegognaga.
Presidente Mantovani, qual è oggi la situazione della zootecnia lombarda, fra le prime in Europa per produttività e competitività?
“Prima di rispondere vorrei ringraziare il sistema Coldiretti e due allevatori: Paolo Carra, mio predecessore alla presidenza di Coldiretti Mantova, che mi ha permesso di accompagnare il sistema allevatori da una conformazione provinciale all’attuale struttura regionale, e Roberto Chizzoni, già presidente all’Apa di Mantova e vicepresidente di Aral, che mi ha dato spazio e fiducia. Sullo stato di salute della zootecnia lombarda, al netto delle oscillazioni di mercato che in qualche caso destano preoccupazioni, direi che è positiva in termini di attenzione alla crescita delle aziende. Oggi Aral può contare su circa 8mila aziende associate, metà delle quali orientate alla produzione di latte, con una solidità rappresentata da nuovi ingressi societari nell’ordine di 25-30 nuove stalle ogni anno, che compensano le uscite dovute alla cessazione di attività. La zootecnia lombarda è fra le più importanti in Europa ed è alle prese con una evoluzione profonda”.
Come Aral può accompagnare tale evoluzione?
“Accanto ai controlli funzionali, servizio storico che l’associazione degli allevatori della Lombardia mette a disposizione degli associati, grazie al sostegno anche economico di Regione Lombardia Aral si conferma prima in Italia per servizi tecnici e controlli dinamici legati ai robot di mungitura e i sistemi di mungitura, anche grazie a una struttura che impiega circa 320 professionisti. Non possiamo, però, fermarci e stiamo definendo nuovi interventi e servizi per implementare la biosicurezza aziendale, gli aspetti tecnici e ambientali che oggi le aziende agro-zootecniche devono affrontare per continuare la traiettoria della sostenibilità. Un percorso che da anni ha imboccato una direzione di riduzione delle emissioni degli allevamenti e che deve proseguire con impegno e rigore”.
La raccolta e l’analisi dei dati rimane fondamentale.
“Sì, sempre di più e nell’attività Aral non è sola, ma collabora da anni con Università e centri di ricerca come, fra gli altri, il Crea, l’Istituto Spallanzani, l’Istituto sperimentale zooprofilattico della Lombardia ed Emilia-Romagna, per coniugare elementi di studio e di indagine con le esigenze pratiche che hanno gli allevamenti, realtà che parlano una lingua molto concreta. La ricerca è sempre più strategica anche in rapporto ai grandi cambiamenti di scenario, che spaziano dai cambiamenti climatici al benessere animale, dalla diffusione di nuove patologie al contrasto all’antibiotico-resistenza. Inoltre, non dobbiamo dimenticare il ruolo di Aral nei controlli alla base dell’efficienza delle diverse filiere zootecniche e nella cura del territorio, in particolare in montagna, dove la presenza dei nostri tecnici rappresenta un vero e proprio presidio di sicurezza idrogeologica e di tenuta sociale”.
Quella degli allevatori è una comunità ancora molto coesa?
“Sì, e lo si vede nei momenti di incontro, nelle assemblee, nelle fiere, nei dibattiti, ma anche in questo legame molto stretto che si è instaurato in Aral fra allevatori di pianura e di montagna, uniti dalla passione, dal sacrificio, dagli obiettivi di una zootecnia che è insieme tradizione, territorio, ma anche innovazione, nonostante una frangia minoritaria della società metta ancora in discussione i risultati della zootecnia in chiave di miglioramento dell’impatto ambientale”.
A proposito di innovazione, i robot di mungitura sono sempre più diffusi.
“Sì, con Mantova prima provincia in Lombardia per numero di robot. Non è un caso se in Aral, ormai da tempo, investiamo ogni anno circa 200-300mila per monitorare i prelevatori automatici degli impianti robotizzati e abbiamo insediato un comitato di indirizzo costituito da allevatori con i robot per accompagnare le aziende negli investimenti tecnologici”.
In futuro dovrete confrontarvi anche con l’Intelligenza Artificiale?
“Inevitabilmente. E lo faremo con la consapevolezza che l’IA potrà raccogliere ed elaborare dati e informazioni ad ampio spettro, aiutando così i tecnici, gli operatori, i professionisti e gli allevatori a migliorare ancora. Non dimentichiamo che il futuro va ben oltre la produttività e la qualità delle produzioni, ma comprende salubrità, benessere, longevità, fertilità”.

