MILANO – Le sponde dell’Atlantico per gli Stati Uniti e la Santa Sede si riavvicinano un po’, almeno formalmente. Marco Rubio, segretario di Stato cattolico dell’amministrazione di Donald Trump, vola a Roma principalmente per ricucire gli strappi senza precedenti del presidente Usa, che ha più volte attaccato il Pontefice.
Rubio vede Leone XIV in privato, poi il segretario di Stato e il ‘ministro’ degli Esteri della Santa Sede, Pietro Parolin e Paul Gallagher. In entrambi i colloqui, fa sapere il Vaticano, viene “rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali”.
Sul tavolo ci sono anche le crisi internazionali, “con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie”, viene riferito da Roma, sottolineando la “necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace”. Tanto che tra i doni di Leone a Rubio c’è una penna che porta impresso lo stemma del Pontefice fatta in legno d’ulivo: “E’ la pianta della pace”, precisa Robert Prevost, parlando in inglese con il numero due della Casa Bianca. Nelle immagini diffuse dall’Osservatore Romano, con Parolin (che è stato per anni nunzio in Venezuela) Rubio (figlio di esuli cubani) si interfaccia in spagnolo. Di Medio Oriente e questioni di “interesse comune nell’emisfero occidentale” parla il dipartimento di Stato americano, che diffonde una dichiarazione del portavoce di Rubio, Tommy Pigott: “L’incontro ha sottolineato il solido rapporto tra gli Stati Uniti e la Santa Sede e il loro impegno comune a favore della promozione della pace e della dignità umana“, scrive Pigott nella breve nota.
Dall’altro capo di via della Conciliazione, i deputati e i senatori di Alleanza Verdi Sinistra organizzano un flash mob. “Gli attacchi di Trump al Papa, che parla di pace, sono indecenti”, tuona il portavoce Angelo Bonelli, che chiede di “ricostruire il diritto internazionale per dire basta alla guerra”. Domani Rubio vedrà alle 10 il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla Farnesina, e alle 11.30 la premier Giorgia Meloni, a Palazzo Chigi. “La presidente Meloni dice No alle sanzioni a Israele che sta sterminando il popolo palestinese. Noi diciamo con forza Basta guerra, Basta armi, per dare una prospettiva di pace al Pianeta”, insiste Bonelli.
Tajani è convinto che i rapporti saranno ricuciti anche tra Washington e Roma e declassa gli attacchi di Trump a Meloni a “battute”. “Ciò che conta è la relazione transatlantica, l’Europa ha bisogno degli Stati Uniti e viceversa. Se non siamo d’accordo su qualcosa lo diciamo chiaramente, perché essere alleati significa stare a testa alta. Con Rubio parleremo di cose concrete“, spiega parlando con i giornalisti a margine di un evento di Forza Italia alla Camera, rispondendo a chi gli chiedeva se il governo chiederà una discontinuità rispetto alle critiche espresse da Trump verso la premier. “Parleremo della coalizione nata oggi con il Med9, la Croazia e i Paesi arabi per garantire la libertà di navigazione a Hormuz, fondamentale per petrolio e agroalimentare, e della nostra posizione sulla Libia”, spiega il vicepremier, che, annuncia eviterà di “fare cronaca sulle singole parole” per concentrarsi sull’Italia “protagonista nel Mediterraneo per costruire la pace“.
(photocredit: Vatican News)

