MANTOVA – Coldiretti Mantova incontra al Boma l’onorevole Antonella Forattini, componente della Commissione Agricoltura, per affrontare il nodo della manodopera alla vigilia della campagna primaverile e a pochi mesi dalle operazioni colturali di raccolta di meloni, angurie, zucche, pere, mele, uva, settori dove la manualità è un’esigenza prioritaria per salvaguardare l’alta qualità delle produzioni.
Piena disponibilità ad intervenire dall’on. Forattini, che ha sottolineato l’esigenza di creare “una rete di collaborazione efficiente fra mondo del lavoro, enti, istituzioni, rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, per rispondere alle necessità di manodopera in agricoltura”.
Insieme al presidente Fabio Mantovani e al direttore Giuseppe Ruffini, i segretari di zona, gli agricoltori e il presidente di Confcooperative Mantova, Fabio Perini. Molte le criticità sottoposte all’on. Forattini, che si intersecano tra burocrazia eccessiva, inefficienze, ritardi, scarsa redditività delle imprese agricole che impediscono l’assunzione dei lavoratori, per non dire dell’esigenza di sicurezza richiesta dagli imprenditori agricoli sul fronte degli alloggi e del trasferimento da e per le sedi di lavoro, che deve avvenire senza rischi per chi di fatto contribuisce alla sopravvivenza stessa dell’azienda agricola. Non ultima, denuncia Mantovani, la rigidità spesso manifestata dai sindacati dei lavoratori di fronte a vulnus legislativi indipendenti dal mondo agricolo.
Conti alla mano, il fabbisogno per le campagne mantovane si aggirerebbe intorno ai 500 lavoratori stagionali, con la necessità di evitare sovrapposizioni burocratiche. “Sarebbe opportuno poter impiegare un lavoratore stagionale per sette-otto mesi, utilizzandolo magari in diverse aziende e così da poter garantire una formazione duratura e versatile, a seconda delle attività svolte, che possono spaziare dal settore vivaistico alla potatura di vigneti e frutteti, dalla raccolta del melone a quella del cocomero, fino ad arrivare alla raccolta delle uve e dei kiwi tra settembre e l’inizio di novembre”, prosegue Fabio Mantovani.
Fondamentale, però, razionalizzare formazione e visite mediche. “Non è possibile ad ogni migrazione aziendale del lavoratore obbligare le imprese a effettuare visite mediche e corsi di formazione”, spiegano gli imprenditori agricoli. Inoltre, lo scenario si complica perché sono diversificate le durate dei contratti, che vanno dalla stagione di raccolta fino all’esigenza di disponibilità continuativa per le aziende zootecniche, dove la difficoltà a poter contare su personale qualificato è altrettanto marcata.
Complessa la gestione del “Decreto flussi”, dal momento che i tempi di assegnazione sono spesso dilatati fino a due anni, senza così garantire una risposta efficiente al mondo agricolo. La priorità, per la deputata mantovana, rimane quella della “redditività delle aziende agricole, senza le quali non è possibile effettuare né investimenti né ricambio generazionale e assumere dipendenti, anche stagionali. La richiesta dei voucher come elemento in grado di snellire la burocrazia non è solo dell’agricoltura, ma anche del settore della ristorazione, che vive problemi simili di difficoltà di manodopera”.

