CANNETO SULL’OGLIO – Luci e ombre per il vivaismo mantovano, frenato da un testacoda che assume i contorni del paradosso: «La domanda è in forte aumento, soprattutto da parte degli enti pubblici, trascinata largamente dai sussidi del Pnrr, ma la mancanza di contratti di coltivazione, che potrebbero favorire una corretta programmazione soprattutto in un settore che ha tempi di sviluppo delle piante che oscillano fra i tre e i cinque anni, penalizza i vivaisti. E in questa fase ci troviamo a non avere piante disponibili alla vendita e ci tocca rifiutare commesse anche importanti».
A lanciare l’allarme è Stefano Zecchina, vivaista di Coldiretti Mantova e presidente del distretto florovivaistico PlantaRegina di Canneto sull’Oglio. Il bilancio in chiaroscuro del vivaismo cannetese, il distretto più importante a livello europeo per le latifoglie a foglia caduca, si inserisce all’interno di Myplant&Garden di Milano, una delle più importanti manifestazioni internazionali per i professionisti delle filiere del verde. Il florovivaismo italiano – forte di 19mila imprese e una superficie di 30mila ettari – raggiunge il valore massimo di sempre a quota 3,3 miliardi di euro, grazie anche al traino dell’export, con la previsione di toccare 1,3 miliardi di export. Per il distretto vivaistico di Canneto sull’Oglio il bilancio è di 700 dipendenti, 1.700 ettari coltivati e un fatturato complessivo che si aggira sui 120 milioni (il 40% legato all’export) e un numero elevato di richieste di piante, al punto che il 50% delle varietà presenti sono al momento esaurite, dall’acero campestre alla farnia (Quercus robur), dal frassino maggiore (Fraxinus excelsior) al bagolaro (Celtis australis), passando per i tigli (Tillia).
«Avremmo bisogno di incentivare i contratti di coltivazione con gli enti pubblici, in modo da pianificare le semine e la crescita delle piante e da rispondere positivamente alla richiesta di verde che, oltre a ridurre l’impatto della CO2, migliora il paesaggio e la qualità della vita – prosegue Zecchina -. Molte aziende stanno lavorando a pieno regime per piantare nuovi alberi; io stesso quest’anno ho messo a dimora oltre 35mila Celtis australis, ma non ho la certezza che quando saranno pronti per il mercato, fra due o tre anni, il mercato non abbia virato su altre varietà. Con una pianificazione diretta fra produttori ed enti pubblici, dai comuni alle società autostradali, saremmo in grado di fornire esattamente la quantità e la varietà richieste. A volte riusciamo con i paesaggisti ad offrire alternative, in altri casi invece c’è rigidità e gli acquirenti non modificano le specie da piantumare».
Poi c’è il nodo della manodopera, sempre più scarsa. “Stiamo dialogando con gli istituti agrari, da Gazoldo degli Ippoliti a Remedello, nel Bresciano, per coinvolgere i giovani in un lavoro stimolante, all’aperto, nel verde, che richiede grande preparazione e che regala soddisfazioni enormi”, dichiara il presidente del distretto PlantaRegina, Zecchina.