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MILANO – Anche Banca d’Italia conferma i timori: la guerra in Iran rischia di bloccare la già fragile crescita mondiale. Secondo il Fondo monetario internazionale la crescita mondiale, “che aveva risentito delle tensioni commerciali meno di quanto inizialmente previsto”, si attenuerebbe al 3,1% nel 2026 ma scenderebbe intorno al 2 in uno scenario particolarmente grave. Il commercio mondiale si è contratto nel quarto trimestre e rallenterebbe ulteriormente nel 2026. L’economia dell’area dell’euro ha decelerato nel quarto trimestre del 2025 e nei primi mesi del 2026.
In questo quadro l’Italia rischia di pagare un prezzo decisamente alto, perché “il permanere delle quotazioni delle materie prime energetiche su livelli elevati avrebbe effetti considerevoli sul saldo di conto corrente” del nostro Paese. Le stime di aprile sul Pil (+0,5% nel 2026 e 2027 e +0,8 percento nel 2028) rischiano si subire gli effetti di un’incertezza “eccezionalmente elevata”. Dunque, “il protrarsi delle ostilità nell’area mediorientale potrebbe deprimere la crescita per circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per un punto nel prossimo rispetto allo scenario di base”.
L’andamento finora ha visto un aumento del Prodotto interno lordo nel quarto trimestre del 2025, con “una crescita degli investimenti in abitazioni, favoriti dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, mentre i consumi delle famiglie hanno rallentato, risentendo delle preoccupazioni sulla situazione economica generale”. Mentre ora via Nazionale prevede nel primo trimestre 2026 un’espansione ma a ritmo contenuto. La guerra, però, rischia di stravolgere ogni stima.
Per quanto riguarda l’inflazione, quella italiana si mantiene al di sotto della media dell’area dell’euro, ma il conflitto in Medio Oriente “ha determinato un marcato incremento dei prezzi dei carburanti già nelle prime settimane di marzo, ma non ha ancora influenzato le tariffe di elettricità e gas”, avverte Bankitalia. Che nelle sue proiezioni vede un aumento “al 2,6% nel 2026, per poi tornare sotto al 2 per cento nel biennio successivo. Nello scenario avverso, l’inflazione salirebbe al 4,5% quest’anno, al 3,3 nel 2027 e al 2,2 nel 2028”.
Via Nazionale, inoltre, mette in luce come a febbraio “la produzione industriale è leggermente salita rispetto a gennaio (0,1%)” ma “nel complesso del primo bimestre si è osservata una diminuzione dell’attività rispetto allo scorcio del 2025”. Ora, con gli aumenti “e il peggioramento delle prospettive di domanda dalla fine di febbraio avranno presumibilmente ricadute sulla produzione, soprattutto nei settori a elevata intensità energetica, e sui piani di investimento delle imprese”.

