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MILANO – L’Italia, a Bruxelles, torna a battere sul chiodo delle regole climatiche. Questa volta, al Consiglio Competitività, Adolfo Urso chiede di annullare l’Ets, il sistema di scambio di quote di emissione di gas serra, in attesa della sua revisione. Il ministro lo definisce una “ulteriore tassa a carico delle imprese”, un “dazio interno all’Unione europea”, perché, spiega, incide sui costi e limita la competitività del sistema industriale.
Urso insiste sulla sospensione fino a una “profonda revisione” che intervenga sia sui parametri di riferimento delle emissioni, sia sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite, e che introduca un “meccanismo stabile di sostegno per le imprese esportatrici”, non ancora compiutamente definito nella riforma del Cbam.
A Palazzo Chigi, intanto, Giorgia Meloni riceve il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, presidente di turno dell’Ue. Sul tavolo c’è soprattutto il tema della competitività: “L’Europa deve avere il coraggio di fare alcune scelte importanti”, sottolinea la premier, ricordando che al vertice informale sulla competitività di due settimane l’Italia ha condiviso un punto molto chiaro, “competitività e autonomia strategica sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia”. Se l’Europa vuole contare in un contesto globale, avverte, “deve rafforzare il proprio mercato interno, ridurre gli oneri amministrativi, accelerare la semplificazione normativa”. Una priorità che Roma considera assoluta è intervenire anche a livello europeo sui costi dell’energia. “L’impegno che ci siamo assunti è quello di costruire risposte concrete già al Consiglio europeo di marzo perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor”, chiarisce la presidente del Consiglio.
In una riunione dei Paesi ‘Friends of Industry’, il format informale che riunisce i ministri dell’Industria di alcuni Stati membri europei, ieri sera Urso ha posto l’accento sulla competitività industriale e sulla “necessaria coerenza” tra revisione del Cbam e riforma dell’Ets, rilevando come entrambi gli strumenti dovranno essere “pienamente allineati e funzionali alla tutela della base produttiva europea”. Un’impostazione che ha contribuito a orientare il documento finale condiviso dai Paesi partecipanti.
I ministri dell’Industria di 11 Paesi infatti (Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna) siglano una dichiarazione congiunta chiedendo una revisione profonda dell’Ets, che “rafforzi la competitività dell’UE garantendo un segnale di prezzo efficace, prevedibilità, stabilità del mercato e protezione contro l’eccessiva volatilità dei prezzi, insieme a un approccio pragmatico all’assegnazione gratuita che favorisca gli investimenti in tecnologie rispettose del clima e fornisca solide garanzie contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”.
Lo stesso orientamento viene ribadito da Urso prima alla quinta riunione dell’Alleanza ministeriale per le industrie energivore, poi ai lavori del Consiglio Competitività.
“La chimica, l’industria delle industrie in Europa, è oggi sotto pressione a causa degli alti costi energetici”, afferma Urso, ricordando che il sistema ETS, alle condizioni attuali, è “inefficace e dannoso perché si traduce in un mero costo aggiuntivo non evitabile, che erode margini e competitività”. Quello che serve dunque per il ministro sono “regole chiare e strumenti di verifica affidabili”, che evitino distorsioni lungo le filiere: “CBAM ed ETS devono diventare strumenti a supporto dell’industria, non fattori che ne indeboliscono la competitività”, sottolinea.
Non tutti però sono d’accordo. La Francia in testa: “Siamo prudenti”, riferisce il ministro dell’industria, Sébastien Martin, sostenendo che “il testo ha dei punti che meritano di essere ridiscussi”: “Va messo in parallelo con la tassa sul carbonio alle frontiere, che deve essere più completa, ma far saltare tutto non è la posizione della Francia”.
La riflessione sugli Ets è in corso. Ma la Commissione non sembra voler indietreggiare: “Ho detto ai ministri dell’industria e dell’economia presenti che questo deve rimanere uno strumento di investimento. Abbiamo bisogno di investire nelle nostre industrie con i proventi dell’Ets per poter decarbonizzare”, mette in chiaro il vicepresidente della Commissione europea, Stephane Séjourné, lamentando che “la percezione di molti industriali è che questo sia uno strumento di tassazione, non di investimento”.
Sulla politica industriale, il 4 marzo il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Stéphane Séjourné presenterà uno strumento chiave: l’Acceleratore Industriale. “L’obiettivo è semplice – spiega al termine del Consiglio -: produrre qui in Europa i componenti più critici per la nostra sicurezza economica. L’Europa deve garantire che, nei settori più strategici, il suo potere di mercato si traduca in potenza industriale”. In un contesto di prezzi energetici elevati, concorrenza globale crescente e investimenti insufficienti, l’Industrial Accelerator Act punterebbe a velocizzare e semplificare le procedure autorizzative per i progetti manifatturieri e di decarbonizzazione industriale, con l’obiettivo di consentire la realizzazione su larga scala di nuovi impianti e tecnologie strategiche.

