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MILANO – Cinque miliardi di euro per tagliare le bollette di luce e gas: è questa la dote del nuovo decreto Energia uscito oggi da Palazzo Chigi. Non solo un salvagente per le famiglie in difficoltà ma una vera e propria sfida a Bruxelles sul costo delle emissioni inquinanti. “La priorità che c’eravamo dati fin dall’inizio era fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese“, rivendica la premier Giorgia Meloni nel presentare un provvedimento che promette risparmi strutturali. Il cuore del decreto è relativo ai 2,7 milioni di nuclei vulnerabili. Per loro il sostegno sale complessivamente a 315 euro l’anno. “Interveniamo ancora sul bonus sociale che oggi raggiunge le famiglie vulnerabili“, spiega la premier, precisando che allo sconto già previsto di 200 euro “se ne aggiunge un altro di 115 euro“. Chi ha un Isee fino a 25.000 euro e resta fuori dal bonus potrà contare su uno sconto “volontario” delle aziende di almeno 60 euro, una sorta di bollino di visibilità per i fornitori che decideranno di aderire.
Per le imprese la partita è più complessa. Il governo alza l’Irap del 2% sui colossi dell’energia per finanziare il taglio degli oneri di sistema, ovvero la voce che gonfia i costi fissi. “Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese“, assicura la Meloni. Secondo le stime governative, un artigiano risparmierà 700 euro l’anno tra luce e gas, mentre le grandi industrie gasivore potranno arrivare a tagli di oltre 220.000 euro.
Il testo definitivo è arrivato dopo giornate ricche di tensioni. I nodi principali riguardavano proprio la soglia del bonus sociale e i crediti Ets, ovvero la ‘tassa europea’ sulla CO2. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha insistito per un pacchetto da oltre 3 miliardi che puntasse sulla concretezza: “Il governo ha scelto la strada della crescita per garantire energia a prezzi più bassi”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha messo nel mirino le regole di Bruxelles: “Ci batteremo sul tema delicato dell’Ets che riguarda le imprese. Abbiamo deciso di imprimere una svolta“. L’idea del governo è scorporare questo costo dal prezzo delle energie rinnovabili. “È una scelta coraggiosa“, la definisce la premier, “perché oggi si tiene conto degli Ets anche per determinare il prezzo del solare o dell’idroelettrico, che quella tassa non la pagano“.
Fuori dai palazzi l’accoglienza è gelida. L’Unione Nazionale Consumatori vede un “miglioramento” nei 315 euro di bonus, ma “resta il giudizio fortemente negativo per il taglio dell’Isee“. Anche il mondo dell’industria è in rivolta. Paolo Barberis Canonico (Uib) avverte che il divario dei costi con l’estero è del 30%: “È in gioco la sopravvivenza stessa delle imprese”. Durissimo il giudizio del think tank ECCO, secondo cui il rimborso dei costi ETS alle centrali a gas finirà paradossalmente per pesare sulle bollette dei cittadini: “Si fatica a vedere il vantaggio per i consumatori, lo Stato rischia solo l’ennesimo scontro con l’Europa difendendo gli interessi dei produttori di gas“.
In Parlamento lo scontro è aperto. Se per la maggioranza Riccardo Zucconi (FdI) esulta per “una risposta concreta che abbassa i costi alla fonte“, le opposizioni demoliscono il decreto. Per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa denuncia un “cortocircuito“: il governo stanzia fondi per il maltempo al Sud ma continua a finanziare il gas che causa la crisi climatica. Raffaella Paita (Iv) è tranchant: “Per le imprese non c’è niente di niente, solo questioni che attendono risposte dall’Unione“. Chiude il cerchio Angelo Bonelli (Avs), che accusa la premier di regalare “briciole a pensionati e famiglie” mentre le grandi società energetiche accumulano profitti record.

